Sono attanagliata dal seguende dilemma:
è meglio scrivere le proprie idee, esporsi liberamente, senza nome, senza volto, solo un'anima che parla (come sul blog) o mettere una bella foto sorridente, magari al mare, essere noi stessi, anagraficamente, nome e cognome, amici noti (come su facebook, per esempio).... e poi alla fine idee imbrigliate, proprio come nel mondo reale?
Aiutatemi a decidere, grazie!
ho scelto una donna per amico"...
Al di là che protesto, perchè in 2 sere di commemorazioni di Battisti non ho mai beccato "Una donna per amico" canzone speciale che collego ad amico speciale dei miei 16 anni.
A parte questo... ci ricasco sempre! Ma come si fa ad essere una donna di quelle con cui gli uomini ci provano e basta? e se non hanno coraggio, guardano e basta?
No, io finisco sempre ad ascoltare dettagli, confessioni, battutacce che girano tipicamente in gruppi maschili. Non che cerchi niente, ma inizia ad essere umiliante... tutto qui!
E' un secolo che non scrivo nulla, e avrò ormai perso i miei compagni di viaggio. Ma il mio rapporto col blog è di amore odio: o si scrive o si vive!
A volte vivere è difficile, problematico, alloro lo scrivere è un rifugio, dove l'anima può sfogarsi e avere tregua. Altre la vita è un turbine, coinvolgente che manca persino il fiato per fermarsi a riflettere sulle singole azione, figurarsi poi scriverne.
Per qualche giorno ho persino pensato di chiudere, cancellare i post, eppure ci sono quasi 2 anni della mi vita, post dopo post, commenti, amicizie, riflessioni... l'ho lasciato vegetare. Poi chissà perchè oggi mi è venuta nostalgia: forse la pioggia, forse un nuovo autunno (nel ciclo delle stagio l'autunno letteralmente mi schiaffeggia, con le su giornate corte, umide e noiose), forse la tenerezza che provo nel leggere alcuni pezzi, scaturiti in momenti particolari, che ora hanno perso di significato o ne hanno acquitato un altro.
Eccomi qui, ancora una volta.
Sono nota ai miei amici per essere pigra, iniziare di tanto in tanto una qualsiasi attività fisica per poi piantarla lì, dopo poco.
Piscina: un paio di settimane di seguito e poi mi annoio per via dei capelli lunghi (eh, una scusa si trova sempre... e anche credibile!).
Palestra: non è bastato nemmeno dover pagare il trimestre in anticipo... la mia pigrizia è tanta, evidentemente l'avarizia non abbastanza.
Corsa: ogni tanto vado, nell'ordine delle 3-4 volte all'anno. Di solito devo essere molto arrabbiata, solo questo innesca in me la voglia di correre e sudare.
Bicicletta: sono andata un paio di domeniche, ma le difficoltà incontrate nel sedermi il lunedì... beh, potete immaginare!
Insomma, queste sono le mie credenziali. Però, avevo un piccolo tarlo... mi sarebbe piaciuto provare danza del ventre.
Dopo aver trovato quasi casualmente la scuola di danze etniche nella mia città, mi sono iscritta, giusto ad inizio anno... era la seconda settimana di settembre. E la prima di giugno concludo il primo anno!!! :-)
Un anno in cui non negherò di aver saltato qualche lezione, a volte anche per cause di forza maggiore. Un anno che mi ha fatto capire che c'è speranza per tutti, in fondo non ero pigra in assoluto, semplicemente non avevo trovato qualcosa che mi appassionasse abbastanza!
Mentre vivevo la palestra come una specie di tortura che sarebbe meglio fare, danza è un appuntamento piacevole.
Inizia dal momento in cui scelgo che cosa indosserò a lezione, preparo la borsa. Salendo le scale della scuola si è guidati dal profumo di incenso, all'ingresso il "ciao" delle compagne di questa avventura. E poi la musica araba, inizia la lezione, c'è solo il tuo corpo, il movimento dei fianchi, la mano impostata, devi sentire i muscoli giusti muoversi... e intanto la mente si svuota: via la giornata di lavoro, via la lite col capo, via la riunione di domani... solo un fluire, di musica, di movimenti, di voci femminili, unite da questa danza ancestrale.
Oggi un amico parlando di sè, mi ha detto "sono un solitario, sono nato per stare da solo"...
Ma è davvero possibile stare bene da soli? Non sentire una mancanza... Non cercare nemmeno la metà della mela...
Sin dai tempi di scuola mi aveva colpito il "Simposio" di Platone, dove si narra di esseri pseudoumani formati da 4 gambe e 4 braccia. Delle coppie indissolubilmente legate, in simbiosi. Finchè gli Dei li hanno separati, per punizione.
E da lì in poi uomini e donne, etero o gay, hanno percepito quel senso di mancanza, di incompletezza che spinge a cercare, letteralmente, la propria metà.
Credo che debba essere avvenuto davvero così! Ci vuole del tempo, magari uno trova la metà non sua, o almeno non subito... ma è un bisogno primordiale che ci spinge a cercare qualcuno con cui conividere il cammino, tutto o una parte.
Non credo che l'ispiratore di questa riflessione la leggerà... ma grazie dello spunto.
amore mio... saltiamo...
se mi chiedessero che cosa porterei con me oltre la vita, oltre il tempo e lo spazio, penso risponderei: la passione.
Solo la passione ti dà la forza di alzarti tutte le mattine, anche quelle grigie, quelle che sai già che saranno negative. La passione sotto varie forme...
Certo la prima che viene in mente è quella amorosa, ma quanta passione (letteralmente) provano le mamme per i figli, chi pratica uno sport è disposto a sacrifici per esso, chi ama la montagna magari non sente il peso della fatica, ma vede solo la vetta da raggiungere.
Alla passione non potrei rinunciare... epure ci sono dei momenti che la vita sembra vuota, non c'è questo motore che spinge l'ingranaggio e sembra quasi non valga la pena vivere...
Non so se ancora qualcuno dei vecchi "amici" passa di qua.
Colpa mia essere stata assente per molto tempo, comunque oggi lascio di nuovo il mio segno.
Ho riletto un po' i miei vecchi post e mi viene da sorridere, è come vedersi dall'esterno, come guardare le vecchie foto. Mi viene da pensare... ah, sì qui ho conosciuto in rete questa amica (a proposito un bacio a emyz, che seppur a distanza è davvero una cara amica!)... lì stavo male per questo motivo.
E' vero, è proprio un diario e come tale custodisce frammenti della mia vita. Per come l'ho costruito non tanto i singoli episodi, quanto le emozioni collegate agli eventi... e leggendole, tornano vivide alla mente le immagini, la tristezza, le sensazioni.
Ed è comunque bello sapere di averle provate.